Mostra
29.03.26 — 10.01.27
Palazzo Grassi

Michael Armitage

Michael Armitage
Chiudi Portrait of Michael Armitage, 2022 Photo by Tom Jamieson © Michael Armitage. Courtesy the artist and David Zwirner

Palazzo Grassi 
Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027 

A cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, art director, Serpentine Galleries, per il catalogo, e Caroline Bourgeois, advisor, Pinault Collection, e Michelle Mlati, storica dell’arte

Palazzo Grassi Pinault Collection dedica un’importante mostra a Michael Armitage, una delle voci più singolari e riconosciute della pittura contemporanea. Navigando tra racconti ispirati al reale e visioni oniriche, il lavoro di Michael Armitage (nato a Nairobi nel 1984) affronta temi delicati della nostra epoca, tra cui le tensioni sociopolitiche, la violenza, le ideologie seducenti e la crisi migratoria globale. I suoi dipinti si aprono con sensibilità e acutezza critica verso una riflessione più ampia sull’identità, sulla memoria e sul senso dell’umanità.

L’artista keniota-britannico Michael Armitage presenta a Palazzo Grassi un nucleo di quaranta cinque dipinti, tra lavori storici e nuove produzioni, e più di cento studi che rivelano il suo linguaggio pittorico, ricco e sensibile, e mettono in scena figure e composizioni complesse con una notevole intensità cromatica, unendo diversi canoni estetici. La scelta dei soggetti e le allusioni interpretative condividono in lui la stessa forza espressiva. Il pittore non esita ad affrontare temi violenti e difficili, ritenendo che l’arte non possa ignorare la realtà ma debba al contrario impadronirsene: le conseguenze delle guerre, la corruzione e l’instabilità nelle regioni equatoriali, la crisi migratoria, il peso dello sguardo altrui o ancora gli abusi di potere costituiscono lo sfondo di alcune sue opere particolarmente toccanti.

Dividendo la propria vita tra Kenya e Indonesia, Armitage trae ispirazione da una molteplicità di fonti: fatti storici e attualità contemporanea, manifestazioni politiche, letteratura, cinema, rituali locali, architetture coloniali e moderne, fauna e flora, oltre alla storia globale dell’arte. Al centro della sua iconografia si trova l’Africa orientale, e il Kenya in particolare, che esplora con una sensibilità al tempo stesso critica e satirica, così come con una profondità visionaria. Se alcune scene sono precisamente collocate nello spazio e nel tempo — ad esempio quando l’artista ha seguito una squadra di giornalisti che documentava i movimenti d’opposizione e la loro violenta repressione durante le elezioni del 2017 in Kenya, o quando rappresenta fatti legati al confinamento del 2020–2021 — altre restano più elusive e universali. Questa ambiguità conduce Armitage verso territori fluttuanti.

La mostra a Palazzo Grassi esplora progressivamente questi paesaggi abitati, propizi all’apparizione di visioni. Le scene di Armitage si addensano o addirittura si offuscano, lasciando spazio alla nostra personale interpretazione. Di fronte a un dipinto di Michael Armitage l’occhio esita, viene messo in scacco. Coesistono più racconti, più linee d’orizzonte; gli spazi reali e quelli immaginari s’intrecciano, le versioni e i punti di vista si sovrappongono. Trattate tra violenza e dolcezza, le composizioni dell’artista, sfolgoranti nonostante l’asprezza dei temi, gli permettono di dare libero corso alle sue visioni, paesaggi abitati, se non addirittura allucinati.

Tra questi motivi, si incontrano personaggi reali e immaginari, provenienti tanto dalla letteratura africana contemporanea quanto dalla mitologia greca, che incarnano un certo stato interiore pur testimoniando una condizione esterna. Altre volte, sono individui anonimi a essere rappresentati, come nella serie dedicata alla migrazione, che tenta di raccontare, in grandi composizioni pittoriche, il viaggio pericoloso dei migranti attraverso l’Africa, la traversata marittima spesso mortale verso l’Europa e la disillusione di coloro che riescono a raggiungerla. Ispirandosi talvolta direttamente a scene dei film del regista senegalese Sembène Ousmane (1923–2007), ai personaggi dei romanzi dello scrittore keniota Ngugi wa Thiong’o (1938–2025), o ancora a composizioni pittoriche di Francisco de Goya (1746–1828), o di artisti modernisti africani come Jak Katarikawe (1940-2018) e Peter Mulindwa (1943-2022), tra gli altri, Armitage condensa con grande maestria tali influenze in una forma di sintesi, creando un nuovo vocabolario contemporaneo.

Le opere dell’artista sono dipinte a olio su un tessuto ricavato dalla corteccia di alberi secondo le tradizioni ugandese e indonesiana, liberandosi così dalla tela convenzionale occidentale. Le irregolarità naturali di questo materiale — fori, pieghe e una texture ruvida — influenzano direttamente le composizioni visive dell’artista. Eseguite con una tavolozza lussureggiante e sensuale, le pitture di Armitage sono il risultato di un pro- cesso di sovrapposizione e stratificazione: la pittura viene applicata a strati dando vita a un’immaginazione evocativa e singolare. La pratica del disegno, cui è dedicata una vasta sala all’interno della mostra, rivela inoltre l’attenzione che l’artista riserva ai dettagli, alla composizione e agli studi preparatori.

Palazzo Grassi e Punta della Dogana presentano mostre temporanee della Pinault Collection. Durante il periodo di apertura delle mostre le sedi sono aperte tutti i giorni, tranne il martedì, dalle ore 10 alle 18. Ultimo ingresso ore 17. Chiusi il 25 dicembre. Si prega di verificare le date delle mostre prima della visita. 

Apertura sedi espositive dal 29 marzo

 

Biglietto unico per accedere alle mostre in corso nel periodo di apertura delle sedi: 

Intero: €20
Ridotto: €15
Biglietto 20-26 anni: €7
Gratuito per i Members Pinault Collection e per i visitatori singoli fino ai 19 anni (visualizzare qui le informazioni per i gruppi scolastici).
  

Gratuito per i residenti nella Città metropolitana di Venezia e gli studenti degli atenei veneziani: tutti i mercoledì, il primo giorno e l'ultimo giorno di apertura delle mostre. 

 

Rivolgiti ai mediatori culturali per qualsiasi domanda sulle mostre in corso. Il servizio è gratuito e attivo tutti i lunedì, mercoledì, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17. 

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